Palazzo Locatelli - Piazza XXIV Maggio, 22 - Tel 0481.637111, Fax 0481.637112


Ricerca

Ricerca rapida

ricerca avanzata



Il tuo percorso: Home page > Cultura e turismo > Storia


CENNI STORICI

La storia dell’insediamento

Gonfalone
gonfalone

Cormòns (13° 40’ 08’’ di longitudine est, 45° 90’ 04’’ di latitudine nord, m. 63 s.l.m.).

Il nome rimanda a un substrato linguistico prelatino: deriva probabilmente da un nome proprio di persona o di popolo (Carmo) da cui avrebbe avuto origine anche il nome di una tribù, i Galli Carmones o Carmonenses.
La tribù doveva il proprio nome a una donnola o a un ermellino (rispettivamente carmùn in lingua reto-romanza e harmo in antico tedesco), di cui aveva fatto il proprio totem. Come avverte la stessa etimologia, Cormòns è un insediamento antico.

È circondato da un paesaggio vario, che il lavoro dell’uomo ha modellato, nel tempo, senza privarlo del suo sereno splendore.

La storia del luogo e delle persone che l’hanno abitato è testimoniata da diverse tracce: strade che dividono la pianura, vigneti che disegnano le colline, campi e caseggiati, ville, palazzi, monumenti, case e cortili, campanili e chiese, resti archeologici. Tracce che si diradano sempre più man mano che le situazioni cui si riferiscono si allontanano nel tempo.

Ne è esempio il monte Quarin. Sottoposto al dominio romano in seguito alla deduzione della colonia aquileiese (181 a.C.), questo fu probabilmente fortificato e compreso nel sistema difensivo eretto nel II secolo d.C., dopo le invasioni di Quadi e Marcomanni. È altrettanto presumibile che, durante il V secolo, all’epoca dei movimenti dei popoli barbarici, il colle abbia offerto rifugio alle popolazioni locali. In epoca longobarda, la rocca (castrum) eretta sul Quarin seppe resistere all’invasione degli Avari, all’inizio del VII secolo. Circa vent’anni dopo, nel 628, Cormòns divenne sede patriarcale.

In conseguenza della complessa controversia di carattere teologico-politico nota come “scisma dei Tre Capitoli”, erano stati eletti contemporanea-mente due patriarchi: uno si rifugiò a Grado; l’altro trasferì la sede patriarchina a Cormòns, più sicura e non troppo distante da Aquileia, cui era ancora legata la titolarità della provincia metropolitica.

castello di Cormons
rievocazione storica

Col tempo, quando si attuarono sia una profonda integrazione tra la popolazione di origine longobarda e quella di origine romana, sia stabili accordi tra potere politico, episcopato e chiesa di Roma, lo scisma fu superato sancendo nel 731 la legittimità di entrambe le sedi patriarcali.

Nel 737, il patriarca aquileiese trasferì la propria sede a Cividale, sede dei duchi longobardi e centro di rifiorente vita cittadina, perciò preferibile a Cormòns, reso centro eminentemente rurale dallo spostamento della linea difensiva a nord, lungo il fiume Drava.

Il castello sul Quarin offrì probabilmente riparo alle popolazioni durante le incursioni degli Ungari, tra IX e X secolo. Durante la successiva opera di riorganizzazione del potere imperiale d’epoca ottoniana, la località che esso sovrastava fu donata dall’imperatore Ottone I al patriarca di Aquileia (964). Situato in un territorio interessato dai processi di messa a coltura allora attuati dagli enti monastici e prossimo a strade su cui riprendevano i traffici e i movimenti dei pellegrini, il luogo aveva ritrovato la propria valenza strategica. Come tale fu oggetto di scambi e contese all’interno della redistribuzione degli ambiti d’esercizio di poteri pubblici, allora connessi al possesso della terra, tra i monasteri e i conti di Gorizia, avvocati dei patriarchi di Aquileia, quindi tra questi e gli stessi patriarchi.

Il conflitto per la sovranità su Cormòns, frontiera tra due domini che ambivano entrambi a una supremazia regionale era questione di livello locale, ma riferita alla più ampia lotta tra il potere imperiale e quello papale per il dominio sulla penisola. Terminò con l’attribuzione del castello di Cormòns ai conti di Gorizia a fine Duecento quando, mentre il papato diveniva soggetto all’egemonia francese, il patriarcato di Aquileia era ridotto da avamposto contro le forze imperiali e ghibelline a entità periferica. Il continuo stato di guerra determinò le popolazioni residenti a costruire minime strutture difensive anche ai piedi del colle: sono le cente, databili al XIII secolo, con antecedenti al X, in alcuni casi ancora riconoscibili in una struttura urbana che ha subito molte     trasformazioni. Il castello, sottoposto al diretto controllo del conte di Gorizia, ospitava una guarnigione di uomini che gli erano legati da rapporti di fedeltà e che finirono con l’insediarsi e costituire, del luogo, le famiglie dominanti: Sbruglio, Neuhaus, Floyaner, Dornberg, Strassoldo e Ungrispach, di cui il comune di Cormòns ha adottato lo stemma.

La conquista veneziana del patriarcato di Aquileia

La situazione mutò solo dopo la conquista veneziana del patriarcato di Aquileia(1420).

I conti goriziani furono allora assorbiti nel gioco politico di grandi potenze: Venezia, gli Asburgo, l’Ungheria sottoposta a Mattia Corvino. Per contrastare le incursioni dei Turchi che, provenendo dalla Carniola, colpirono tra 1477 e 1478 anche il territorio di Cormòns, la Serenissima fece costruire fortificazioni lungo il fiume Isonzo, perciò in territorio goriziano. Leonardo, ultimo conte di Gorizia, reagì concludendo un patto dinastico con gli Asburgo. Nel 1497 la cessione a Massimiliano I dei castelli goriziani esistenti in territorio friulano, fra cui quello cormonese, anticipò di qualche anno la completa devoluzione della contea agli Asburgo, avvenuta alla morte di Leonardo, nel 1500.

Nello stesso anno l’imperatore Massimiliano confermava gli statuti che la comunità del villaggio di Cormòns si era dati dal 1436 per regolare l’attività di istituzioni proprie, al cui interno avevano avuto modo di integrarsi i residenti del villaggio e quelli del sovrastante castello. Ponendolo al confine tra i domini asburgici e quelli della Serenissima, il passaggio alla casa d’Austria ne aveva aumentato l’importanza strategica. Scoppiato il conflitto tra Venezia e l’impero, fu conquistato dai veneziani nel 1508, successivamente perduto e ripreso nel 1511. Tornato in mano austriaca nel 1514, il castello fu infine abbattuto.

Cormòns, assegnata definitivamente ai territori asburgici dalla pace di Worms (1521), solo parzialmente interessata dal conflitto austro-veneziano del 1615-1617, potè sviluppare il ruolo di centro di scambi attribuitole dalla posizione a ridosso del confine veneto e allo sfociare del Collio nella pianura. Fra Sei e Settecento interventi edilizi, tutti in reciproco rapporto, mutarono la fisionomia dell’insediamento, prima connotata da strutture difensive.

   La Contea Principesca di Gorizia e Gradisca

Concluse le guerre napoleoniche e ridefiniti i confini degli stati europei al Congresso di Vienna, nel 1816 Cormons ed il Goriziano entrano far parte del Regno austro-illirico. Nel 1849, per volontà dell’Imperatore Francesco Giuseppe, il territorio di Gorizia ottiene lo status di Laender ed assume il nome di Contea principesca di Gorizia e Gradisca, diventando in tal modo uno dei 17 Paesi rappresentati al Consiglio dell’Impero.

A conclusione della terza guerra di Indipendenza, il 12 agosto 1866 il generale di Corpo d’armata Petitti di Roreto ed il plenipotenziario austriaco, generale Moring, sottoscrivono a Cormons, a villa Tomadoni, l’armistizio fra Regno d’Italia e Impero d’Austria.

Negli anni che precedono lo scoppio della prima guerra mondiale marcata è la crescita economica della città grazie ai suoi prodotti agricoli, come il vino, l’olio e le ciliegie, che trovano remunerativo smercio nei mercati del centro Europa, e grazie al suo settore industriale che vanta tre filande di seta, diversi laboratori di rigatino e numerose falegnamerie specializzate nella produzione di mobili, esportati nei territori dell’Impero asburgico, in Egitto e in oriente.

A riconoscimento della crescita economica del territorio e dell’efficiente amministrazione del municipio, l’imperatore Francesco Giuseppe, con la bolla del 6 luglio 1912, eleva Cormons al rango di città.

 
   L’annessione all’Italia

Il 24 maggio 1915 le truppe italiane entrano a Cormons e fino alla ritirata di Caporetto la città, immediata retrovia del fronte sull’Isonzo, diventa sede di ospedali, magazzini ed infrastrutture militari, nonché del Comando della II Armata, ospitato presso villa Cumano-Perusini.

Durante i primi due anni di guerra Cormons non subisce distruzioni significative, che si registrano invece nei giorni precedenti il ritorno delle truppe austriache quando alcuni reparti militari italiani in fuga si abbandonano a incendi e saccheggi. La guerra produce però grandi sofferenze alla popolazione, provoca enormi distruzioni materiali e stravolge l'assetto economico e sociale del territorio, generando la crisi dell’industria del legno e di quella serica.

Anche il settore agricolo subisce danni incalcolabili in seguito alle devastazioni e alle requisizioni operate dai due eserciti in guerra, alla decimazione del patrimonio bovino e alla perdita dei tradizionali sbocchi commerciali dei paesi del centro Europa.

A conclusione della guerra, Cormons viene annessa all’Italia e la Contea principesca di Gorizia e Gradisca, separata dal Monfalconese e dalla bassa friulana, assume lo status di provincia italiana. Durante il ventennio fascista si consolida in città un forte movimento contrario al regime: numerosi sono gli antifascisti cormonesi tenuti sotto sorveglianza dalle forze di polizia e decine sono i militanti dell’organizzazione clandestina comunista condannati al carcere o al confino dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato.

Dopo il crollo del regime fascista e la firma dell’armistizio con gli alleati, nel settembre 1943 un gruppo di antifascisti cormonesi costituiscono sul Collio i battaglioni partigiani “Garibaldi” e “Mazzini”, i primi nuclei della divisione “Garibaldi Natisone”, una delle più grandi formazioni combattenti della Resistenza italiana.

Dopo la ritirata delle truppe germaniche, nei primi giorni di maggio del 1945 la città è occupata dai cetnici, i soldati serbi fedeli a re Pietro e al servizio dei tedeschi, che si rendono responsabili di violenze e saccheggi ai danni della popolazione civile. Solo il 3 maggio Cormons viene liberata dal contestuale intervento delle formazioni partigiane italiane, di quelle del IX Korpus sloveno e dei reparti della II Divisione neozelandese.

A conclusione della seconda guerra mondiale Cormons è posta sotto il controllo del Governo Militare Alleato e solo il 15 settembre 1947, quando entrano in vigore le clausole del trattato di pace di Parigi e viene ricostituita la provincia di Gorizia, ritorna sotto amministrazione italiana.

Oggi Cormons con i suoi 7.800 abitanti è il maggior centro abitato del Collio e conta la presenza di una minoranza di lingua slovena. Grazie anche alla sua posizione a cavallo fra collina e pianura e sulla linea di confine con la Repubblica di Slovenia, la città vanta un qualificato settore turistico e commerciale, una estesa rete di piccole e medie industrie e una moderna agricoltura, specializzata nella coltivazione della vite e nella produzione di varie qualità di vini, fra cui il “Vino della Pace”.

La città di Cormons è gemellata con la comunità slovena di Dobrovo e Medana, con la città austriaca di Friesach e con quella ungherese di Tokaj.