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La struttura del paesaggio

La destinazione economica delle diverse aree è oggi suggerita dalla stessa morfologia del territorio. Quest’ultima, nel Cormonese come in qualsiasi altro luogo del pianeta, rimanda a fenomeni ben anteriori alla storia, lontanissimi nel tempo, quando la terra e le acque erano diversamente distribuiti. Tra i 70 e i 38 milioni d’anni fa, durante l’Eocene, i modesti rilievi del Collio erano interamente coperti dal mare, che a nord era delimitato da una scogliera calcarea, situata all’incirca nell’area oggi occupata dalle Alpi Carniche, Giulie e dal Carso. Processi di erosione, derivati dal frangersi delle onde contro tale barriera, fecero sì che al largo si formassero notevoli depositi di detriti. I materiali sedimentati si trasformarono: da limi e argille calcaree si ebbero le marne, dai detriti più grossolani, per cementazione, le arenarie. Imponenti movimenti di sollevamento portarono tali masse all’asciutto, i fenomeni climatici e il ruscellamento delle acque le modellarono fino a ridurle agli attuali rilievi. Nel Collio strati di arenarie si alternano alle marne costituendo un terreno detto “flysch di Cormòns” o ponca. A elevata vocazione vitivinicola, è particolarmente soggetto a fenomeni di erosione tanto che per poter impiantare le vigne sui ciglioni collinari o ronchi, questi si sono dovuti terrazzare. Sui versanti del Quarin, dove prevalgono le arenarie, le rocce affiorano o sono coperte solo da uno scarso strato di terriccio rossastro. L’area è poco fertile e perciò destinata generalmente al bosco.

Le acque di precipitazione non assorbite dal suolo scorrono lungo i pendii dei rilievi, formano ripidi solchi e s’incanalano in piccoli corsi d’acqua, portando con sé i materiali più fini e incoerenti. Al termine delle pendici si sono così accumulati i sedimenti argillosi, che nella conca del Preval hanno costituito uno strato impermeabile all’acqua, a tendenza paludosa, ora sanato da interventi di bonifica.

Procedendo dal piede dei rilievi verso la pianura, che si estende nel triangolo compreso tra la confluenza dei fiumi Judrio e Versa, i terreni di tipo argilloso si combinano progressivamente a detriti ghiaiosi, a tutto vantaggio della loro fertilità. A est della scarpata del Judrio si estende invece una vasta zona meno produttiva, con terreni ghiaiosi del tipo ferretto, che sono derivati da processi legati alle fluttuazioni glaciali dell’era quaternaria, terminate circa 10.000 anni fa, e presentano in superficie uno strato di terra rossiccia e di ciottoli.