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Il Bosco

legna
legna

Oltre a garantire, al pari di qualsiasi altra area non coltivata, possibilità di caccia e raccolta di frutti selvatici, il bosco forniva il legname, materia prima di grandissima importanza in epoche in cui erano di legno case rurali e fabbricati rustici, mobili e stoviglie, cassoni (arcae) per conservare i cereali e recipienti utili alla vinificazione, steccati per segnare i confini o con funzioni difensive, carri e navi.

Il legno, che dava anche modo di riscaldarsi, alimentava inoltre un suo mercato finalizzato a produzioni artigianali pregiate. Infine i pali secchi erano utili all’impianto delle vigne, ma in tutto il Friuli, a fronte d’una cronica mancanza di legname, si preferiva risparmiare e – come si è detto – far sostenere le viti dagli alberi.
La presenza di rilievi boscosi ha sempre caratterizzato il sito cormonese. Se il bosco qui segnava, sin dall’epoca romana, il limite dei territori posti a coltura, era anche il luogo in cui continuava a esistere la terra non toccata dalla mano dell’uomo, inviolata sede delle divinità boschive. E documentano l’esistenza di un santuario consacrato alle dee dell’acqua i reperti fittili e marmorei ritrovati sui pendii del Quarin, egualmente risalenti all’epoca romana.

Chi percorre oggi i sentieri che attraversano le alture alle spalle di Cormòns è attento in genere a osservare l’ambiente,
le peste degli animali e gli uccelli, a percepire dalla qualità delle     fronde la diversa morfologia dei suoli.

I castagni, infatti, prosperano su substrati arenacei, mentre le querce preferiscono le marne. Tuttavia, la fitta ombra degli alberi e l’umido sentore del bosco distraggono l’osservatore e, se non a tutti evocano ninfe o fate, rendono palese che piante e bestie qui dominano: dietro a chi cammina subito si ricompone l’intrico dei rovi e i passi sembrano non lasciar traccia sul tappeto di foglie macerate e sulle zolle smosse dai cinghiali.