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Il Vigneto

vendemmia

A Cormòns e nella regione del Collio la coltura della vite è attestata anche in forma esclusiva, sin dal Medioevo. Le prime menzioni di vigneti risalgono agli inizi del Duecento. Fonti successive continuano ad testimoniare l’esistenza di appezzamenti, probabilmente di ridotta estensione, ubicati di preferenza alle pendici del Quarin e sui rilievi posti alle spalle dell’abitato. E, mentre gli statuti della comunità locale tutelavano, verso la metà del Quattrocento, la produzione dell’uva, insieme a quella delle olive, altri documenti del medesimo periodo vantavano già l’ottima qualità del vino cormonese.

Il vino era “bianco” o “negro”, ottenuto mescolando le molte varietà di uve che crescevano spontaneamente. Si iniziò più tardi, nel Settecento, sulla scia d’una generale evoluzione del gusto, quando la Chiesa diventò più tollerante e i nobili ostentarono il lusso dei loro consumi, a selezionare le varietà del vino prodotto. Il Collio diventò da allora zona di produzione della Ribolla (Rebula in sloveno) e di vini bianchi e dolci. Erano smerciati facilmente nei paesi dell’Europa centro-orientale, perché grati a chi nel vino cercava un’eco del sole più che la sostanza della terra. Quella sostanza che gli abitanti del luogo trovavano invece nel vino nero, denso e cupo, alimento, farmaco e, per chi ne abusasse, mezzo con cui ottundere la coscienza e dimenticare la fatica di vivere.

Anche vicino a Cormòns, a Castel Dobra (oggi Dobrovo sul Collio sloveno), era prodotto il Picolit, dal vitigno selezionato verso la seconda metà del XVIII secolo dal conte Fabio Asquini di Fagagna e rilanciato in anni recenti da Gaetano Perusini di Rocca Bernarda: vino d’oro pallido e dal sentore di pesche, albicocche mature e miele d’acacia, da bere conversando o, secondo Veronelli, meditando.

La produzione del vino, difesa mediante la pratica degli innesti e l’impianto dei vivai dalla minaccia delle malattie della vite, che si diffusero localmente verso la metà dell’Ottocento, poi sopravvissuta ai danni causati ai vigneti dalla Grande Guerra, ha raggiunto attraverso la ricerca enologica livelli di grande qualità. I vini del luogo, anche grazie a operazioni capaci di coniugare la produzione al mercato, sono consumati in tutto il mondo e con il nome di “metodo Cormòns” è nota una procedura per valutare la qualità delle uve ideata presso la locale Cantina Produttori.

Operante dal 1978 la Cantina produce, dal 1985, il Vino della pace, un vino bianco in cui confluiscono 540 varietà d’uve provenienti da tutte le parti del mondo e che, in bottiglie con etichette disegnate da artisti noti, sono inviate ogni anno a tutti i capi di Stato.

Pure, accanto alle varietà selezionate, si possono ancora trovare i vini bianchi e neri di produzione ordinaria, smerciati in inverno e nei primi mesi della primavera, senza travasarli. Ordinari o di qualità, i vini si sposano agli alimenti della produzione locale, talvolta provenienti dalla raccolta spontanea delle erbe dei prati e dei frutti del bosco, ossia dal dominio dell’incolto.