Palazzo Locatelli - Piazza XXIV Maggio, 22 - Tel 0481.637111, Fax 0481.637112


Ricerca

Ricerca rapida

ricerca avanzata





Tintolavanderia

Descrizione

L'attività di tintolavanderia comprende i trattamenti di lavanderia, di pulitura chimica a secco e a umido, di tintoria, di smacchiatura, di stireria, di follatura e affini, di indumenti, capi e accessori per l'abbigliamento, di capi in pelle e pelliccia, naturale e sintetica, di biancheria e tessuti per la casa, a uso industriale e commerciale, nonchè a uso sanitario, di tappeti, tappezzeria e rivestimenti per arredamento, nonchè di oggetti d'uso, articoli e prodotti tessili di ogni tipo di fibra.
I servizi di raccolta e di recapito dei capi, se svolti in sede fissa da imprese qualificate ai sensi dell'articolo 40 bis, comma 2, della L.R. 12/02 sono gestiti dal titolare, da un socio partecipante al lavoro, da un collaboratore familiare, da un dipendente o da un addetto delle medesime imprese, oppure, qualora siano svolti in forma itinerante, sono affidati ad altra impresa, anche di trasporto, in base a contratto di appalto.
Presso tutte le sedi, le unità locali e i recapiti ove si effettua la raccolta o la riconsegna di abiti e di indumenti, di tessuti e simili, è apposto un cartello indicante la sede dell'impresa ove è effettuata, in tutto o in parte, la lavorazione. Nel caso di attività svolte in forma itinerante, l'indicazione della sede dell'impresa ove è effettuata, in tutto o in parte, la lavorazione e' riportata sui documenti fiscali.

L’esercizio delle attività di lavanderie self service a gettone (noleggio di macchinari per il lavaggio di indumenti in genere) è stato ricondotto alla disciplina della tintolavanderia di cui all’articolo 40 bis della legge regionale 12/2002, pur trattandosi di attività di servizi che non implica l’intervento diretto di un operatore e, di conseguenza non necessita della previa individuazione del responsabile tecnico ai sensi dell’articolo 40 ter, commi 2 (imprese artigiane) e 7 (impresa non artigiana).

Mentre l'attività di tintolavanderia si caratterizza per lo svolgimento di una prestazione di servizi (pulizia e stiro) dietro corrispettivo, nella lavanderia self-service il consumatore effettua da se' tali operazioni, utilizzando, utilizzando, previo acquisto di appositi gettoni, i macchinari a disposizione.

Non e' ammesso lo svolgimento dell’attività di tintolavanderia in forma ambulante o di posteggio.

Gli operatori di tintolavanderia possono anche effettuare attività di vendita ai propri clienti, come segue:

1) per la fornitura al committente dei beni accessori alla prestazione dei servizi, le imprese artigiane di tintolavanderia non sono soggette alla disciplina del commercio di cui alla L.R. 5 dicembre 2005, n. 29. Ciò significa che il titolare non deve inoltrare una SCIA di vicinato per vendere, ad es., smacchiatori, spazzole, leva-pelucchi, etc.;

2) le imprese non artigiane iscritte al Registro Imprese sono invece soggette alla normativa commerciale del vicinato , per poter vendere ai propri clienti i prodotti di completamento del trattamento svolto.

Le attività di tintolavanderia possono essere esercitate congiuntamente ad altre attività estranee al settore artigiano (cioè in forma promiscua) come, ad esempio, attività di sartoria, oppure attività di commercio al dettaglio. Ciò è possibile purché nel rispetto del regolamento comunale e delle Leggi e regolamenti disciplinanti le attività estranee al settore artigiano.
Le unità funzionali (cioè i locali dedicati) in cui avvengono le prestazioni artigiane devono possedere le caratteristiche previste dal regolamento comunale, mentre le unità funzionali relative alle attività estranee al settore artigiano devono possedere le caratteristiche previste dalle Leggi di settore che le disciplinano (se esistenti).
Le unità funzionali possono essere collegate tra loro da locali generali comuni, quali sala d’attesa e/o reception.

 

Modulistica

https://suap.regione.fvg.it/portale/cms/it/approfondimenti/modulistica.html

Prevenzione incendi

Descrizione

Il D.P.R. n.151 del 01.08.2011Regolamento sulla disciplina dei procedimenti relativi alle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi per la verifica delle condizioni di sicurezza antincendio” individua n. 80 attività sottoposte ai controlli di prevenzione incendi,distinguendole in tre categorie:

  • “A”: attività semplici;
  • “B”: attività mediamente complesse;
  • “C”: attività complesse.

per le quali è prevista una disciplina differenziata  in relazione al rischio connesso all’attività, alla dimensione dell’impresa, al settore di attività, alla presenza di specifiche regole tecniche e alle esigenze di tutela della pubblica incolumità, in attuazione del principio di proporzionalità.

Il SUAP riceve direttamente la documentazione ai fini antincendio per le sole attività di cui all’allegato I al D.P.R. n.151 del 01.08.2011, di competenza del SUAP stesso (cioè quelle sole che riguardano un impianto produttivo o un’impresa produttiva) e quindi, più frequentemente:

  • impianti di distribuzione carburanti;
  • locali di trattenimento e spettacolo;
  • alberghi, pensioni, motel, villaggi albergo, residenze turistico-alberghiere, studentati, villaggi turistici, alloggi agrituristici, ostelli per la gioventù, rifugi alpini, bed&Breakfast, dormitori, case per ferie, con oltre 25 posti letto;
  • strutture turistico-ricettive nell'aria aperta (campeggi, villaggi turistici, etc) con capacità ricettiva superiore a 400 persone;
  • locali adibiti ad esposizione e/o vendita all'ingorsso o al dettaglio, fiere e quartieri fieristici, con superficie lorda superiore a 400 mq comprensiva dei servizi e depositi;
  • autorimesse pubbliche e eprivate, parcheggi pluripiano e meccanizzati di superficie complessiva coperta superiore a 300 mq.

Il decreto 7 agosto 2012, in vigore dal 27 novembre 2012, disciplina le modalità di presentazione delle istanze  relative ai procedimenti di prevenzione incendi, stabilendo in modo preciso e dettagliato i contenuti delle singole istanze o delle SCIA e gli allegati da presentare. Il nuovo decreto sostituisce il D.M. 4 maggio 1998 recante “Disposizioni relative alle modalità di presentazione ed al contenute delle domande per l’avvio di procedimenti di prevenzione incendi, nonché all’uniformità dei connessi servizi resi dei Comandi provinciali dei vigili del fuoco”, che regolava la materia ai sensi del precedente regolamento di prevenzione incendi (D.P.R. 37/1998).

Sul sito web dei Vigili del Fuoco sono disponibili i moduli per la ricerca delle nuove attività soggette a prevenzione incendi secondo la normativa vigente e per la ricerca e ricatalogazione delle attività dalla vecchia codifica del D.M. 16 febbraio 1982 a quella nuova introdotta dal D.P.R. 151/2011.

Le novità introdotte dal D.P.R. 151/2011 possono essere così sintetizzate:

  • per l'avvio delle attività di categoria A, è eliminato il parere di conformità sul progetto; si presenta solo la segnalazione certificata di inizio di attività (SCIA), cui viene allegato il progetto, corredata di asseverazione, a firma di tecnico abilitato, attestante la conformità dell’attività ai requisiti di prevenzione incendi contenuti nelle normative di settore;
  • per le attività di categoria B e C, l’approvazione preventiva del progetto rimane obbligatoria e pertanto occorre attendere il parere favorevole dei Vigili del Fuoco per poter realizzare le opere; per l'avvio dell'attività ad opera realizzata si presenta solo la segnalazione certificata di inizio di attività (SCIA);
  • in fase di progettazione preliminare è facoltà (non è un obbligo) del titolare dell’attività richiedere ai VVF un “Nulla Osta di Fattibilità” sul progetto;
  • durante l’esecuzione dei lavori è facoltà (non è un obbligo) del titolare dell’attività richiedere ai VVF “Verifiche in corso d’opera” in modo da valutare nel corso dei lavori eventuali problematiche antincendio;
  • per le attività di categoria A e B il sopralluogo dei VV.F. non è obbligatorio e, se effettuato, viene rilasciato su richiesta un “Verbale di visita tecnica”;
  • per le attività di categoria C il sopralluogo dei VV.F. è obbligatorio e, successivamente all’esito positivo, viene rilasciato il “Certificato di prevenzione incendi”, che non costituisce provvedimento, ma solo risultato del controllo e non ha limiti temporali.

 

Modulistica

https://suap.regione.fvg.it/portale/cms/it/approfondimenti/modulistica.html

Panificazione

Descrizione

L'attività di panificazione è ascrivibile alle imprese:

  1. che sono abilitate ad attivare un impianto di panificazione che per struttura e organizzazione del lavoro sono in grado di esercitare, nel proprio ambito, l'intero ciclo di produzione del pane, dalla lavorazione delle materie prime fino alla cottura del pane stesso;
  2. che sono abilitate ad attivare un impianto di panificazione finalizzato alla produzione di impasti da pane o alla cottura completa degli stessi e che per struttura e organizzazione del lavoro sono in grado di esercitare, nel proprio ambito, il ciclo di produzione volto all'ottenimento di tali prodotti.

L'esercizio commerciale che si limita al completamento della cottura del pane parzialmente cotto, surgelato o non, non è considerato impresa di panificazione e non è tenuto a nominare il responsabile tecnico di panificazione.

Il D.P.Reg. 31 ottobre 2013, n. 0208/Pres. "L.R. 12/2002, art. 36. Regolamento per l'attività di panificazione di cui all'art. 36, comma 2 della legge regionale 12/2002 (Disciplina organica dell'artigianato)" disciplina:

  1. i requisiti dell'impianto di panificazione e cottura;
  2. l'utilizzo della denominazione di panificio, forno di qualità, pane fresco e pane conservato;
  3. la commercializzazione del prodotto intermedio di panificazione, la commercializzazione del pane ottenuto dalla lievitazione e cottura, ovvero dalla sola cottura di un prodotto intermedio di panificazione, nonchè la commercializzazione del pane sfuso;
  4. la sospensione dell'attività di panificazione.

Nel disciplinare le modalità di vendita, l'art. 8, comma 7 prevede che "E' consentita la vendita del pane sfuso in forma ambulante e nei pubblici mercati, nel rispetto dei requisiti igienico-sanitari previsti dalla legislazione vigente".


E' consentita alle imprese di panificazione l'attività di vendita dei prodotti di propria produzione per il consumo immediato, utilizzando i locali e gli arredi dell'azienda, con l'esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l'osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie previste dalla legislazione vigente. In altre parole, il cliente è libero di consumare il prodotto  all’interno od all’esterno dei locali di produzione, senza costi aggiuntivi di alcun genere, senza che ciò configuri attività di somministrazione: l’impresa titolare non dovrà però predisporre arredi ed attrezzature specifiche per consentire ai clienti il consumo sul posto, ne’ effettuare il servizio assistito di consegna dei prodotti ai tavoli, limitandosi all’accettazione al banco della ordinazione e al pagamento alla cassa dell’importo dovuto e contestuale ritiro della merce acquistata da parte del cliente.

Le attività di panificazione possono essere esercitate congiuntamente ad altre attività estranee al settore artigiano come, ad esempio, attività di commercio al dettaglio di prodotti diversi da quelli di propria produzione. Ciò è possibile purché nel rispetto delle Leggi e regolamenti disciplinanti le attività estranee al settore artigiano.
Le unità funzionali (cioè i locali dedicati) in cui avvengono le prestazioni artigiane devono possedere le caratteristiche previste dal regolamento di esecuzione della L.R. 12/02, mentre le unità funzionali relative alle attività estranee al settore artigiano devono possedere le caratteristiche previste dalle Leggi di settore che le disciplinano (leggi del commercio, leggi della somministrazione e così via).

 

Modulistica

https://suap.regione.fvg.it/portale/cms/it/approfondimenti/modulistica.html

Palestre

Descrizione

Sono considerate palestre le strutture sportive aperte al pubblico per l'esercizio di attività motorie finalizzate a contribuire ad un corretto sviluppo, mantenimento o recupero psico-fisico della persona. Le palestre sono attività iscrivibili all'Albo delle Imprese Artigiane se sussistono i requisiti di legge.

 

Modulistica

https://suap.regione.fvg.it/portale/cms/it/approfondimenti/modulistica.html

Occupazione temporanea di suolo pubblico

Descrizione

Le occupazioni di suolo, soprassuolo e sottosuolo appartenenti al demanio e al patrimonio indisponibile del Comune, nonché di aree private gravate da servitù di uso pubblico sono soggette a:
a) concessione, se permanenti;
b) autorizzazione, se temporanee.
Entrambe possono essere realizzate, di norma, anche con impianti o manufatti, ma la differenza risiede nella durata massima che il Comune, nell’ambito del proprio regolamento, fissa per delimitare la temporaneità dalla permanenza.

L'ottenimento della concessione/autorizzazione è subordinato al rispetto dei presupposti e delle condizioni stabilite dal regolamento del Comune nel cui territorio viene richiesta, il quale, di regola, individua anche l'importo del canone di occupazione di suolo pubblico in rapporto alle diverse tipologie di occupazione.

Con il regolamento comunale l'utilizzo del suolo pubblico può esser sottoposto a condizioni particolari ai fini della salvaguardia delle zone aventi valore archeologico, storico, artistico e ambientale, per motivi di ordine pubblico, viabilità, di carattere igienico-sanitario o per altri motivi di pubblico interesse, oppure in osservanza del Codice della Strada.

Non sono, di norma, soggette ad autorizzazione le occupazioni occasionali di durata ininterrotta non superiore ad un’ora e le occupazioni determinate dalla sosta dei veicoli adibiti al carico e scarico di merci, limitatamente al tempo strettamente necessario al compimento delle relative occupazioni; è necessario tuttavia consultare i Regolamenti comunali che disciplinano il rilascio delle concessioni/autorizzazioni ed il pagamento del relativo canone.

Un’occupazione temporanea di suolo pubblico è necessaria principalmente nel caso di organizzazione di manifestazioni fieristiche di rilevanza locale o di manifestazioni temporanee o di installazione di di spettacoli viaggianti.

 

Modulistica

https://suap.regione.fvg.it/portale/cms/it/approfondimenti/modulistica.html

Occupazione annuale o stagionale di suolo pubblico

Descrizione

Le occupazioni di suolo, soprassuolo e sottosuolo appartenenti al demanio e al patrimonio indisponibile del Comune, nonché di aree private gravate da servitù di uso pubblico sono soggette a:
a) concessione, se permanenti;
b) autorizzazione, se temporanee.
Entrambe possono essere realizzate, di norma, anche con impianti o manufatti, ma la differenza risiede nella durata massima che il Comune, nell’ambito del proprio regolamento, fissa per delimitare la temporaneità dalla permanenza.

L'ottenimento della concessione/autorizzazione è subordinato al rispetto dei presupposti e delle condizioni stabilite dal regolamento del Comune nel cui territorio viene richiesta, il quale, di regola, individua anche l'importo del canone di occupazione di suolo pubblico in rapporto alle diverse tipologie di occupazione.

Con il regolamento comunale l'utilizzo del suolo pubblico può esser sottoposto a condizioni particolari ai fini della salvaguardia delle zone aventi valore archeologico, storico, artistico e ambientale, per motivi di ordine pubblico, viabilità, di carattere igienico-sanitario o per altri motivi di pubblico interesse, oppure in osservanza del Codice della Strada.

Non sono, di norma, soggette ad autorizzazione le occupazioni occasionali di durata ininterrotta non superiore ad un’ora e le occupazioni determinate dalla sosta dei veicoli adibiti al carico e scarico di merci, limitatamente al tempo strettamente necessario al compimento delle relative occupazioni; è necessario tuttavia consultare i Regolamenti comunali che disciplinano il rilascio delle concessioni/autorizzazioni ed il pagamento del relativo canone.

I motivi per cui può essere necessario richiedere una concessione annuale o stagionale di suolo pubblico sono i più svariati e a titolo di esempio:
1. gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande di tipologia a) di norma, richiedono di utilizzare lo spazio pubblico antistante l’esercizio per occuparlo con tavoli e sedie durante la bella stagione;
2. analogamente i negozi di vicinato, richiedono di utilizzare lo spazio pubblico antistante l’esercizio per esporre durante il giorno merci accattivanti (fiori, libri);
3. i commercianti al dettaglio su aree pubbliche chiedono la concessione per accedere ai posteggi nei mercati,
e così via.

 

Modulistica

https://suap.regione.fvg.it/portale/cms/it/approfondimenti/modulistica.html