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Il termine indicava, in epoca romana, un’area di ridotta estensione e collocata ai margini del territorio centuriato, ossia di quel territorio che un reticolo di strade e canalizzazioni suddivideva in aree quadrate e messe a cultura: le centurie. Cormòns si trovava appunto al limite della centuriazione aquileiese, che si arrestava ai piedi dei primi rilievi. Erano proprio le aree recintate ai margini delle colture, nelle depressioni umide o lungo le scarpate dei fiumi quelle destinate stabilmente a prato. Escluse dal pascolo vago e concimate, erano ambito oggetto di proprietà, perché fornivano il foraggio necessario all’alimenta-zione degli animali. |

All’uso comune erano invece destinati i campi coltivati dopo la mietitura, nonché ristrette aree d’incolto situate ai margini del villaggio. Il loro uso costituiva motivo di frequenti conflitti fra gli abitanti del villaggio e fra questi e i residenti nei centri confinanti: erba fresca e fieno erano, infatti, generi rari.
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risorse |
I Prati
Durante il Medioevo, nel cormonese erano destinate alle colture foraggere le superfici poste al vertice della pianura, tra Borgnano, Villa Orba e Medea, lungo il corso del Versa, poi nel Preval, la conca situata tra i rilievi alle spalle di Cormòns e un tempo in gran parte occupata da acquitrini, infine a breve distanza dall’abitato, in località chiamata, appunto, Pradis. La zona non è distante dalla Subìda, il cui nome deriva dal latino subsaeciva.
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